Se i Tarocchi sono una lingua, e io ritengo fermamente che lo siano, allora tale lingua è composta di sole 78 parole che sono necessariamente polisemiche, formano sintagmi e – perché no? – idiotismi.
(Le immagini dei Tarocchi RWS presenti in questo articolo derivano tutte da https://www.learntarot.com/, le altre invece dalla mia collezione privata).
Dizionario Italiano-Tarocchi
Ciò che mi propongo di fare in questo blog è comporre una specie di dizionario Italiano-Tarocchi partendo dalla disamina di opere del piccolo e grande schermo e anche di libri e fumetti, traducendone i protagonisti e i contenuti nella lingua dei Tarocchi.
Si tratta di un uso peculiare di questo mezzo, ben differente da quello superficiale – e perfino offensivo nei confronti dei professionisti seri – cui ci hanno purtroppo abituati sia il grande sia il piccolo schermo, un uso anche biecamente perpetrato nel tempo da certi “maghi” al fine di esercitare un indebito potere sulle loro vittime (definirli “clienti” o “consultanti” sarebbe del tutto fuori luogo), tradendo il servizio di aiuto che dovrebbe invece costituire la ragione primaria per la quale ci si rivolge a questo affascinante strumento.
Spoiler Alert!
Va da sé che non potrei tradurre un bel niente nella lingua dei Tarocchi se non includessi in questi articoli certi dettagli delle trame, pertanto se non si è visto/letto ciò di cui andrò parlando e se non ci si vuole rovinare la fruizione, è il caso di interrompere la lettura al titolo degli articoli.
Quanto andrò scrivendo è ovviamente il frutto di anni di studio e di pratica dei Tarocchi e della mia formazione come traduttore, ma ciò non significa che il mio sia un sapere esclusivo: spero piuttosto che quanto da me elaborato sia di incoraggiamento all’approfondimento da parte di chi approda solo ora a questo mezzo e anche da chi già ne fa uso in termini diversi (“più tradizionali”, si potrebbe dire).
Vocabolario di Tarocchi

Se vogliamo capire ciò che ci dicono i Tarocchi (e se vogliamo comunicarlo a persone terze), dobbiamo dotarci del debito vocabolario. Dapprincipio il nostro vocabolario sarà costituito solo dall’equivalente di espressioni semplici come “sì”, “no”, “per favore”, “grazie”, “prego” e poca altra roba, ma se vogliamo ricevere tutto ciò che i Tarocchi hanno da offrirci dovremo arricchirlo eccome!
È davvero importante fare uno sforzo consapevole per espandere il nostro vocabolario: quando si cercano attivamente nuove “parole” da aggiungere al proprio dizionario personale, iniziano ad accadere cose interessanti, si scoprono nuove accezioni e quando ci si trova nel bel mezzo di una lettura, all’improvviso si prende a fare collegamenti che non erano mai stati fatti prima; escono fuori dalla bocca parole che non sarebbero mai state enunciate in una lettura simile anche solo un paio di mesi prima. (Parafrasi e traduzione di quanto contenuto nell’articolo “Tarot Vocab” in Llewellyn’s Tarot Reader 2008, Llewellyn Publications, St. Paul, Minnesota (USA), 2007, di Elizabeth Genko).
Conoscenza attiva e conoscenza passiva della lingua
Quando si studiano e si praticano le lingue straniere, capita sempre di avere nella testa i traducenti di determinate parole e di non avere bisogno di cercarle sul dizionario: quella è la cosiddetta conoscenza attiva della lingua.
Capita altresì che vi siano parole che si conoscono, che quando ci si imbatte in un testo in lingua straniera non si necessiti del dizionario per tradurle nella propria lingua madre, ma che se le si deve produrre attivamente nella lingua straniera non c’è verso che vengano in mente: quella è la cosiddetta conoscenza passiva della lingua.
Pratica linguistica
E lo stesso capita con la costruzione del proprio vocabolario di Tarocchi: i “collegamenti che non erano mai stati fatti prima”, le “parole che non sarebbero mai state enunciate in una lettura simile anche solo un paio di mesi prima” sono la stessa cosa.
Perché viene raccomandato fino alla nausea di fare pratica quando si studiano le lingue straniere? E perché viene raccomandato fino alla nausea di fare pratica quando si studiano i Tarocchi? Perché tanto le lingue straniere quanto i Tarocchi si apprendono sia studiandoli sia facendo pratica. E più pratica si fa, più aumenta la conoscenza sia attiva sia passiva della lingua. E i termini che fino a poco tempo prima facevano parte della lingua passiva entrano a far parte del bagaglio della lingua attiva, e in quella passiva ne subentrano di nuovi. E così via, e così via. Non ci sono limiti all’ampliamento del proprio vocabolario!
Ed è così che si diventa sempre più sicuri e più rilassati durante una lettura, diminuiscono i momenti di imbarazzato silenzio e aumentano quelli di improvvisa ispirazione alla mera vista di un singolo simbolo su una specifica carta.
Ma che dizionario vuoi mai costruire con solo 78 parole??
Uno bello ampio!
Non per niente parlavo di polisemia nell’introduzione. Le accezioni di ogni singola carta sono tante; certo, alcune hanno un’estensione semantica maggiore di altre, ma nessuna è limitata a un solo significato striminzito e stitico. Così come succede per un dizionario di lingua, ciascun lemma può essere più o meno lungo a seconda delle varie accezioni che ha una data parola, e talvolta possono contribuire alla sua lunghezza anche le concomitanti note d’uso.
Pensare in un’altra lingua
Quando si produce un testo in una lingua straniera, tanto più si pensa in lingua straniera direttamente – senza passare per la traduzione dalla propria lingua madre! – tanto migliore sarà il testo risultante e meno sembrerà che si tratti di una traduzione fatta da un non madrelingua.
Vivere quotidianamente la lingua allena la mente a fare proprio questo; fare la cosiddetta “full immersion” pure.

Esci a fare una passeggiata e ti cade l’occhio su un’automobile? Quello è il Carro.

Ti attraversa la strada un disgraziato che non si ferma allo stop? Eccoti il Cavaliere di Spade al rovescio.

Passi davanti a una chiesa? Quella, ovviamente, è il Papa.

Vedi un giardino rigoglioso in una villa? Lì vi si può scorgere lo zampino dell’Imperatrice; fai poi un paragone con il tuo giardino, diligentemente curato da te? Stai pensando al 9 di Pentacoli.

Proseguendo per la tua passeggiata ti imbatti in una casa in costruzione? Lì vi si può scorgere il 3 di Pentacoli nella sua accezione di “costruzione di cose belle e durature”.
Prima di rincasare stipuli un contratto? Ecco di nuovo il 3 di Pentacoli, stavolta nella sua accezione di “contratto”, appunto.
Varianti di dizionario
Così come dizionari diversi della medesima lingua accolgono ed escludono lemmi, spiegandoli in una variante o in un’altra, anche le varianti dei mazzi di Tarocchi – pur includendo una raffigurazione di base che si rifà a quella dei Rider-Waite-Smith – possono porre l’accento su un’accezione anziché su un’altra.
Tali varianti possono risultare d’aiuto quando facciamo una lettura alla lettera di quanto raffigurato sulla carta. In tal caso, non abbiamo un’estensione del suo nucleo semantico, bensì si tratta proprio di vedere che cosa ci appare davanti agli occhi.
In taluni mazzi, il condottiero del 6 di Bastoni sembra più una statua che una persona, e in tal caso potrebbe appunto significare “una statua” o “un monumento”, se lo intendessimo come «cosa»; ma se ciò che ci premesse fosse identificare con i Tarocchi un «luogo», allora potrebbe trattarsi della piazza nella quale si trova quella statua.

Il 3 di Coppe di “Tarot of Dreams” di Ciro Marchetti e Lee Bursten può non solo indicare una festa, bensì, più nello specifico, una festa in maschera.

Il 2 di Spade del “Robin Wood Tarot” come luogo può indicare una scogliera.
Ma questi non sono che esempi basilari. Mi auguro di cuore che gli articoli presenti in questo blog, con esempi più articolati, possano far conoscere un nuovo campo di applicazione dei Tarocchi e, al contempo, far apprezzare sempre più la ricchezza linguistica di questo mezzo!
