
Qui la scheda della telenovela: https://www.imdb.com/it/title/tt0201379/
Qui il relativo doppiaggio: https://www.antoniogenna.net/doppiaggio/novelas/cirandadepedra.htm)
Una delle primissime telenovelas brasiliane trasmesse in Italia, giunta nel nostro paese sulla scia del successo di La schiava Isaura, accomunate dalla medesima attrice protagonista: Lucélia Santos.
(Le immagini dei Tarocchi RWS presenti in questo articolo derivano tutte da https://www.learntarot.com/).
Ricordi generali e ricordi particolari
Premetto che seguii questa telenovela una quarantina d’anni fa e che, di conseguenza, i miei ricordi generali non possono essere precisissimi (un buon riassunto è disponibile qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Ciranda_de_pedra). In compenso, precisissimi sono alcuni ricordi particolari, soprattutto in merito agli ultimi episodi, inerenti la protagonista Virginia, ben contrassegnata dall’accoppiata Giustizia + Asso di Coppe (per un’altra accezione di questa accoppiata v. Cedar Cove).
Virginia: Giustizia + Asso di Coppe

La buona disposizione d’animo, il rispondere con amore alle varie malvagità di cui è spesso vittima, l’essere sempre amorevole verso tutto e verso tutti, credere nell’Amore sempre e comunque sono tutte caratteristiche dell’Asso di Coppe.

Ma Virginia non è avulsa dalla realtà, non vive di sospiri e sentimenti, ha anzi una disciplina ferrea e una padronanza linguistica di tutto rispetto, per non parlare dei suoi valori morali. E in tutto ciò che dice e che fa è giusta. Non di una giustezza fredda, come potrebbe eventualmente esserlo una Giustizia pura, bensì di una giustezza sempre miscelata ad amorevolezza (appunto, Asso di Coppe in combinazione con la Giustizia).
Il dare e l’avere della Giustizia
Uno dei significati principe della Giustizia riguarda il ricevere sulla base di quanto si è fatto (il famoso detto «Si raccoglie ciò che si è seminato» è della Giustizia), e di primo acchito si potrebbe restare interdetti se si pensa che alla poveretta ne fanno di ogni lungo tutto l’arco della telenovela e sembra pure che possano farla franca.
Sembra qui è la parola chiave. Non possiamo mai scordarci delle convenzioni del genere: affinché lo spettatore parteggi per la protagonista e gioisca alla conclusione delle vicende, deve prima vedere le ingiustizie che sono perpetrate contro di lei (v. oltre).
Però ciò di cui spesso ci si dimentica è che, sempre secondo la Giustizia, non solo si riceve sulla base di quanto si è fatto, bensì si dà sulla base di ciò che è stato fatto a noi.
I tempi di una telenovela, si sa, sono esageratamente lunghi. E la Giustizia insita in Virginia è talmente miscelata all’Asso di Coppe che quasi certamente li ha prolungati prima di manifestarne gli effetti nella sua pienezza. Ma alla fine si manifestano eccome!
Hanno seminato vento contro di lei? Bene, alla fine raccolgono tempesta.
La goccia che fa traboccare il vaso

La prima della lista è Frau Herta Schlessinger, la governante di casa Prado, da sempre gratuitamente malvagia nei confronti di Virginia. Alla fine della telenovela Herta si ammala di cancro (Diavolo) e viene allontanata dalla magione nella quale aveva vissuto per tanti anni; l’unica che va a trovarla, animata da buone intenzioni e buoni sentimenti, è Virginia. Non Ottavia o Bruna, che Frau Herta considera figlie sue, bensì Virginia, la reietta, l’unica che non è di «razza ariana pura» (cit.). Perfino in quel frangente Frau Herta non manca di bistrattarla, e poi solo apparentemente si ravvede, ma scopriamo subito dopo che lo fa con un fine ben preciso: quello di far consegnare a Virginia una considerevole somma di denaro ai nazisti rifugiatisi in America Latina in cambio di tutta la verità sulla sua nascita.

Ed è proprio la modalità sadica con la quale Frau Herta le rivela che Virginia non è figlia dell’osannato Natercio Prado bensì di «quell’emarginato del dottor Daniel» (cit.), con i conseguenti soprusi patiti dalla madre Laura per questo, e anche per il disprezzo manifestato nel confronto tra l’aspetto di Virginia e quello delle sorelle maggiori che sono la proverbiale “goccia che fa traboccare il vaso”.
Qui non abbiamo un rivelare la verità per amore di Verità (v. La signora in giallo), bensì una rivelazione frammista a sadismo e disprezzo, fatta da una persona che era stata pagata per “prendersi cura” (attributo tipico delle Regine) e ideologicamente connotata: insomma una Regina di Spade al rovescio.
Virginia esplode, gettando via stizzosa la mazzetta di denaro e gridando che vuole la morte di tutti i nazisti, Frau Herta compresa, alla quale augura di crepare per poi piantarla in asso. (Qui la scena in originale: https://www.youtube.com/watch?v=Z2bnB3OlUro).
L’isteria di Laura

Prima di continuare con l’esplosione di Virginia, penso sia d’obbligo una piccola parentesi su Laura, alla luce di quanto Frau Herta rivela alla giovane.
Wikipedia riporta che Laura per un periodo fu ricoverata in una clinica psichiatrica a seguito di ripetute crisi di nervi e che in seguito, prima di morire, viveva per periodi in un mondo tutto suo, distaccata dalla realtà per poi tornarci e poi di nuovo rifuggirvi.

Come meglio spiegato parlando di Teresa Visconti nell’articolo su Celeste, potrebbe essere la Luna a indicare questo stato di fuga dalla realtà, e la cosa sarebbe confermata dalla fobia degli insetti che manifestava Laura durante le sue crisi, come se si trovasse in un luogo infestato e se li trovasse tutti addosso. E, di nuovo, le fobie fanno capo alla Luna; gli insetti in generale fanno capo ai Bastoni, ma le infestazioni parassitarie in una casa fanno invece capo alla Morte; quindi potremmo verosimilmente ipotizzare che il particolare stato mentale di Laura e la sua particolare fobia siano rappresentate dall’accoppiata Luna + Morte.
Ma è solo alla fine della telenovela, ben dopo la dipartita di Laura, che capiamo il perché di quella particolare fobia, facendo 2+2: Frau Herta rivela che Laura era stata rinchiusa in casa, messa in una gabbia per sei mesi, finché non si scoprì che era incinta di Virginia, e si può ragionevolmente ipotizzare che sia stata imprigionata in un qualche scantinato della villa nel quale albergassero insetti su insetti.
Ancora sull’accoppiata Giustizia + Asso di Coppe
Accantonando questo quadro quasi gotico e tornando alla nostra protagonista, non si commetta l’errore di vedere nell’Asso di Coppe solo un elemento temperante della Giustizia in Virginia, perché la cosa vale a doppio senso: l’Asso di Coppe è anche acqua in quantità spropositata, perfino pericolosa se non debitamente incanalata o arginata; nel caso di Virginia è appunto la Giustizia ad adempiere a tale funzione. Ma la rivelazione di Frau Herta, come detto, è la classica “goccia che fa traboccare il vaso”, che fa “rompere gli argini” e a questo punto l’accoppiata di Arcani trasforma la mite ragazza in un fiume in piena.
Il fiume in piena
Tornata a casa, quello stesso pomeriggio, Virginia viene a sapere dalla signora Vicenza (una delle domestiche di casa Prado), che la sua carissima amica Margarida aveva chiamato chiedendo di lei, ma sua sorella Bruna aveva strappato il telefono di mano alla cameriera e non aveva a sua volta chiamato Virginia. Ancora scossa per quanto accaduto con Frau Herta, e arcistufa dei soprusi della sorella di mezzo, una belligerante Virginia va ad affrontare Bruna e da lì scoppia un alterco tra le due che solo apparentemente viene sedato sul nascere dall’arrivo della sorella maggiore, Ottavia. Ma l’intervento di Ottavia è in realtà ulteriore elemento scatenante del fiume in piena in cui si è ormai trasformata Virginia.
Senza fermarsi un attimo, in una mitragliata di parole precise (Giustizia), dice senza mezzi termini a Bruna che non le vuole male e che anzi le vuole bene (Asso di Coppe), ma che se Bruna le farà ancora del male (come aveva fatto per tutta la telenovela), allora Virginia le risponderà col male, e che se Bruna la ferirà, allora lei la ferirà il doppio (Giustizia, con tanto di “interessi di mora”).

Senza battere ciglio, continua imperterrita non risparmiando una frecciatina a Ottavia, la sorella più ambigua, dapprima avversa a Virginia poi apparentemente ravvedutasi:

Una volta io ti ho detto, Ottavia, che un amico a metà [7 di Spade] è un nemico. Un amico a metà è un nemico intero. E un amico a metà è peggio di un nemico dichiarato [5 di Bastoni]: un nemico dichiarato non ti inganna mai, mentre un amico – se è un amico a metà – ti inganna sempre!

E Bruna si può togliere dalla testa di vedere Virginia fuori da quella casa: risultando legalmente figlia di Natercio, e comunque figlia di Laura [Giustizia + 10 di Pentacoli], come fa ben presente la più piccola delle sorelle, tutti i mobili della stanza in cui si trovano sono tanto suoi quanto delle altre due; quella casa appartiene a lei quanto alle altre due; un pianoforte – sul quale batte forte con le nocche per enfatizzare il concetto mentre sbraita – appartiene tanto a lei quanto a loro; e lo stesso dicasi sia per la hacienda sia per lo studio legale, dei quali di lì innanzi esigerà il rendiconto di tutto ciò che è suo.

Ed esce di scena, ancora furente e strepitante [Torre in senso attivo], lasciando le due sorelle interdette [Torre in senso passivo], esigendo di essere chiamata quando squilla il telefono e chiedono di lei.
Mitezza e inesorabilità

Di lì a poco, la sempre mite – ma inesorabile! – Virginia non chiede il permesso all’autoritario e intimidatorio “padre” Natercio [Re di Spade al rovescio] di sposare l’uomo che ama, mal visto dai Prado perché di estrazione sociale più bassa rispetto alla loro, bensì comunica che lo sposerà. E in tale comunicazione c’è il sottinteso dell’applicazione della propria insopprimibile volontà ferrea a fini sentimentali e dell’esercizio dei propri diritti, che non possono più essere né lesi né alienatile. E sempre in tale comunicazione, ancora una volta, riscontriamo quell’accoppiata di Giustizia + Asso di Coppe che per tutta la telenovela aveva caratterizzato la protagonista: chi aveva pensato che la mitezza, l’amorevolezza e la buona disposizione d’animo di Virginia fossero sinonimi di debolezza ha ben modo di pentirsene e di rendersi conto che la saldezza interiore, i principi morali e l’idealismo della ragazza sono quanto di più forte possa esserci, le danno il vigore e il rigore per combattere contro ogni nemico e ogni ingiustizia, e la conducono infine all’altare sul quale sarà celebrato un doppio matrimonio (il suo e quello di Margarida con i rispettivi amori), per vivere poi, come in una favola, per sempre felice e contenta.

Il 10 di Coppe qui ha una doppia accezione: sia il finale “e vissero per sempre felici e contenti” sia il matrimonio in sé, visto come coronamento di un sogno d’amore a lungo coltivato, senza bisogno di stare a scomodare altre carte “matrimoniali” come il Papa (per la sua sacralità e perché celebrato in chiesa) o gli Amanti o il 2 di Coppe a esso abbinati.
Giustizia e Asso di Coppe: un paio di note finali
Prima di concludere, ritengo che siano d’uopo un paio di note sugli Arcani in questione, tenuto conto del contesto in cui li ho applicati.
Riconosco che era tipico delle eroine delle telenovelas di quegli anni versare fiumi di lacrime, e quella grand’abbondanza di liquidi potrebbe essere ascritta all’Asso di Coppe. Non è stato però quello a farmi propendere per tale Arcano Minore quale elemento caratterizzante di Virginia perché, se dovessimo tenere conto degli infiniti pianti delle eroine dell’epoca, allora l’Asso di Coppe c’entrerebbe con tutte loro!

Parimenti, si potrebbe dire che tutte le telenovelas di quegli anni – quelle che la letteratura di genere chiama bipolari, nelle quali l’eroina è buona a oltranza e i cattivi sono assolutamente senza redenzione (al punto da essere, sia l’eroina sia i cattivi, fors’anche caricaturali per certi versi) – siano connotate dalla Giustizia perché alla fine l’eroina è sempre premiata e i cattivi tutti puniti (indipendentemente dal fatto che tale punizione sia legale, morale o che finiscano vittime della cosiddetta “giustizia poetica”: tutto fa capo alla Giustizia). Si potrebbe altresì dire che nelle telenovelas dell’epoca vi sia presente una Giustizia al rovescio per quasi tutto l’arco narrativo e che, talvolta gradualmente tal altra di colpo, vi sia la sua rotazione a 180° perché, in ogni caso, alla conclusione di tutto la Giustizia (al dritto!) trionfa. Ma per le ragioni che ho cercato di esporre qui sopra, resta comunque a mio parere pertinente quale carta definitrice di Virginia.
